Trasloco
Io & il blog ci siamo trasferiti a questo indirizzo

Dopo circa due anni, durante i quali Stefano mi ha osservato portare avanti questo blog scuotendo la testa, finalmente si è deciso anche lui. Ebbene sì, questo è un messaggio pubblicitario. Ho sposato un artista e ancora non lo sapevo. La mia gentile metà ha aperto un fotoblog, ben visibile a questo incomprensibile indirizzo. Mi piace l’idea di raccontare le cose non con le parole ma con le immagini, molte volte è uno strumento più diretto ed efficace per esprimere le proprie emozioni e pensieri. Già che ci sono, credo che sia assolutamente da segnalare analoga iniziativa da parte di Ale, yakke per gli intimi, blogger-veterano di cui bisogna sì seguire le tracce perché ogni tanto cambia casa, ma ne vale la pena. A questo indirizzo. Dulcis in fundo: la mia amica RitaJ, già nota a queste pagine, ha aperto anche lei un gustoso fotoblog.
Andrea, oggi pomeriggio
- Mamma, voglio lasciare la banda che ho con Ivan. Non ci voglio più stare, vuole comandare solo lui
- Ah sì? E adesso? ? rispondo distratta, ancora non ho capito che stiamo parlando dei massimi sistemi.
- Adesso ne ho fatta un?altra con Matteo. Noi non abbiamo capi e non abbiamo regole.
- Davvero? Vedrai allora che anche altri bambini vorranno stare con la vostra nuova banda.
- Sì, da oggi ci sono anche Luigi e Lorenzo.
- Ma se non ci sono capi come fate a decidere le cose?
- Facciamo a votazione, chi fa di più vince e facciamo come dice lui.
- Allora le regole ci sono?
- Solo questa.
- Ma se siete in quattro le votazioni non sempre vengono bene, magari siete due e due, come fate a decidere?
- Domani vado a convincere un altro bambino, così diventiamo cinque.
Siamo in piena campagna elettorale.
Domani mattina parto, con Stefano & Andrea stacchiamo per qualche giorno con Roma e ce ne andiamo a Perugia.
Scusate se in questo periodo sono poco presente, qui e sui vostri blog, ma avrei bisogno di una giornata infinitamente più lunga per riuscire a fare tutto. Sappiate però che mi mancate molto e vi penso spesso.
L’ultimo giorno di scuola Andrea ha portato a casa un foglietto con su scritto questo, ve lo giro perché l’ho trovato davvero carino:
A chi ama dormire ma si sveglia sempre di buon umore,
a chi saluta ancora con un bacio,
a chi lavora molto e si diverte di più,
a chi va in fretta in auto ma non suona ai semafori,
a chi arriva in ritardo ma non cerca scuse,
a chi spegne la televisione per fare due chiacchiere,
a chi è felice il doppio quando si fa in due,
a chi si alza presto per aiutare un amico,
a chi ha l?entusiasmo di un bambino e pensieri da uomo,
a chi vede nero solo quando è buio?
… auguri per uno splendido 2007.
Ci vediamo il 1° gennaio.

Mi rendo conto adesso che è quasi un mese che non scrivo e che soprattutto non faccio un giro decente sui vostri blog. Travolta da impegni di ogni specie (animale, vegetale e minerale), come al solito trascuro le cose piacevoli.
Quando si parla di qualità della vita? non che mi lamenti, mi piace sempre tutto quello che faccio. Mi sorprende sempre però, quando mi fermo a riflettere, il modo in cui comincio a ?tagliare? per mancanza di tempo i miei spazi personali. E? come quando faccio il cambio di stagione: il mio è sempre l?ultimo armadio.
Tra pochi giorni è Natale e qui a Roma sembra quasi primavera. Fa appena appena un po? di freddo e se non fosse che le giornate sono così corte si avrebbe l?illusione quasi perfetta di essere in marzo. E invece mancano ancora, purtroppo, più di due mesi.

Lo conosco da quando aveva 17 anni, faceva il primo liceo classico, aveva i capelli lunghi e biondi, camperos e lenti a contatto. Mio marito: Stefano. Più di metà della nostra vita l?abbiamo passata insieme, anche volendo separarci sarebbe un problema, se non altro per dividere i libri e le foto che abbiamo in comune. Farei (quasi) tutto per lui, ma c?è una cosa per cui potrei ucciderlo.
Sono una persona mediamente ordinata: chiunque può venire di sorpresa a qualsiasi ora del giorno e della notte a casa mia e trovarla a posto. Il disordine mi dà fastidio, non riesco a pensare. In genere, io rientro con Andrea prima di Stefano, che a volte arriva poco prima dell?ora di cena. L?ex nano è sempre affamato, quindi non vede l?ora di mettersi a tavola e comincia presto a fare la lagna. Ci piace mangiare tutti insieme, per cui in questi casi dico: ?Aspettiamo papà. Adesso arriva, tanto è presto, ha telefonato dieci minuti fa che stava per prendere la metro?. Ulteriori lamentele da parte di Andrea. Effettivamente dopo poco Stefano arriva a casa. Bacini, saluti, che è successo oggi a scuola, che c?è per cena (noi lavoriamo insieme, ci siamo visti fino a due ore prima, per cui non c?è bisogno di farsi domande in tal senso).
Ecco: non si è ancora tolto la giacca che ha già invaso la cucina e fatto la scarpetta nel sugo. Variante: con la giacca a vento ancora su, in mezzo alla cucina, mangia le patatine. L?ex nano, intanto, ulula perché ha fame e protesta perché non è ancora apparecchiato. Non è finita: quasi sempre, malgrado come accennavo prima la casa sia accettabilmente in ordine, la mia gentile metà, sempre con la giacca su, invece di mettersi comodo e venire a tavola, si mette a sistemare qualcosa che evidentemente disturba la sua ossessività: le scarpe di Andrea che giacciono in mezzo alla sua stanza, un libro abbandonato sul letto, un cuscino del divano fuori posto perché ci stava dormendo il gatto. Perché? Non si sa.
Lo adoro, ma potrei farlo fuori, per questo.

I più assidui frequentatori di questo blog saranno sicuramente al corrente del fatto che Andrea (l?ex nano) non è battezzato. Io e Stefano abbiamo ritenuto, sette anni fa, troppo ipocrita da parte nostra portarlo in chiesa e sottoporlo a questo rituale. Del resto sarebbe stato assai difficile trovare un prete disponibile, soprattutto in considerazione del fatto che siamo sposati solo con rito civile. Pensiamo sia molto più democratico concedergli la possibilità di scegliere quando sarà in grado di decidere da solo, con la sua testa. Siamo dell?opinione che un ragazzino/a di 8/9 anni non sia assolutamente in grado di comprendere i principi della religione cattolica in modo critico (come gli spieghi la transustansazione?) e che i rituali del battesimo e della prima comunione siano in realtà un modo per reclutare proseliti in giovane età (prima che ?si perdano?) ma incapaci di intendere e di volere per conto loro. In particolare la prima comunione mi sembra un modo assai bieco (con il contorno di festa e regali speciali assai poco adeguati al significato che dovrebbe avere) per incantare e convincere i bambini a fare qualcosa che non capiscono al di là delle sue apparenze. Casi rari, destinati a diventare vescovi o badesse, i bimbi che comprendono quello che stanno facendo. Io e Stefano abbiamo scelto, comunque, di non esonerare Andrea dall?ora di religione a scuola, per due motivi. Il primo perché i bambini esonerati vengono allontanati dall?aula e dal gruppo, il secondo perché abbiamo visto che l?insegnante Francesca è molto brava: non parla delle solite cose ma di diversità, tolleranza, della necessità di avere amici e aiutare gli altri? Molto in linea con quello che sono anche nostri valori e principi che cerchiamo di trasmettere ad Andrea.
Sarete anche al corrente del fatto che il pargolo gioca felicemente e con successo nel ruolo di difensore/regista in una squadra di calcetto, il mitico Aquarius, leva calcistica 1998-99.
Orbene, domenica mattina (cioè oggi) Andrea avrebbe dovuto giocare la partita del torneo a cui stanno partecipando? Tuttavia, la partita è rimandata, dal momento che tutti i bimbi del ?98 (che fanno quindi la terza elementare) devono fare il ritiro spirituale natalizio per il catechismo, visto che tra due anni o giù di lì faranno la prima comunione. Rimanevano dunque Andrea, Ivan e Matteo, del ?99? troppo pochi per comporre la squadra e i relativi cambi durante la partita. Non si giocherà oggi, dunque? Il mio ex nanetto mi ha ovviamente chiesto cosa fosse ?sto catechismo a cui i suoi amici dovevano andare. Gli ho spiegato di cosa si tratta? e lui ha detto: ?Ah, pensavo che fosse un tipo di arte marziale??. Lo adoro.

Ci sono tanti modi di tornare a casa. Quando si è bambini si aspetta che qualcuno apra la porta, perché non si possiedono ancora le chiavi? e dentro c?è qualcuno che ti accoglie, ti chiede come è andata a scuola e sta aspettando il tuo rientro. E poi, da ragazzi? magari si fa tardi la notte, dopo il coprifuoco, si infilano piano piano le chiavi nella toppa per non fare rumore e svegliare chi già dorme? e che silenziosamente tira un sospiro di sollievo dopo l?attesa insonne alla finestra: anche stavolta è andata bene.
Fino a un dato momento c?è sempre in casa qualcuno che aspetta il tuo ritorno? che ha preparato la cena e ha acceso le luci. Dopo? chissà: magari sei proprio tu che pensi a creare un ambiente accogliente per chi deve ancora arrivare, metti la musica, prepari la cena e accendi anche una candela a tavola, perché ti piace così. Poi a un certo punto non rientri più da sola: tieni forte nella tua la mano di tuo figlio che non vede l?ora di varcare la soglia per mettersi a giocare e fare merenda? i tuoi gatti ti vengono incontro con la coda per aria e sembrano chiederti: allora, quando si mangia? E intanto, mentre ti togli la giacca e posi la borsa, pensi alle migliaia di volte in cui sei già rientrata, in case diverse, in situazioni diverse e con stati d?animo di tanti colori: quali altri modi di tornare a casa mi riserva il futuro? Spero che siano belli come quelli che ho vissuto finora?
Sono un po? di giorni che ho in testa questo post? parlando con la mia amica RitaJ mi era venuto in mente e lì era rimasto: lo dedico a lei e a tutti quelli che, dopo una certa età, si sono rotti il cazzo di rientrare a casa in un certo modo e vogliono cambiarlo.

In questo periodo sono in vena di ricordi? tiriamone fuori un altro dal cappello: la pizza bianca del fornaio. Qui a Roma è una vera istituzione, si dice che i panettieri iniziarono a farla per verificare, con un impasto molto semplice e poco costoso, senza sprechi, il giusto calore dei forni, prima di metter dentro il pane lievitato. E questo la dice lunga sulle sue origini: di poche pretese, nata quasi per caso e per altri scopi. Capita, a chi è fortunato. La bianca del fornaio è diversa da quella che si vende nelle pizzerie a taglio: a Roma si fa non molto alta, scrocchierella ma qualche pezzetto più mollicoso qua e là, con poco olio e sale sopra. È buonissima. E da quello che vedo girando un po?, si trova per lo più da noi: a Perugia, ad esempio, non la fanno. Il mio amico Maurizio, romano ma che vive ormai a Monza da parecchi anni, mi raccontava tempo fa che la pizza bianca doc lassù non la trova e che un suo rammarico è che non la può mettere per merenda nello zainetto di suo figlio all?asilo. Lo capisco: Andrea ne va pazzo e spesso a casa la usiamo a volte anche come pane.
Uno dei ricordi a cui sono più affezionata riguarda proprio la pizza. Quando andavo alle elementari mio nonno spesso la mattina mi accompagnava a scuola e appena usciti, girato l?angolo del nostro portone, c?era un fornaio (adesso c?è un negozio di delicatessen): ?cinquanta lire di pizza bianca, per favore?, e via in tasca al cappotto in inverno e al grembiule in estate. Era tanta, a volte non riuscivo a finirla, ma era un appuntamento immancabile durante la ricreazione.
E c?è un altro ricordo che riguarda la pizza bianca, secondo me bellissimo, che non mi appartiene ma lo prendo in prestito per raccontarlo qui. Mia madre bambina, cinque anni o poco meno, per mano a mia nonna. Gli americani finalmente a Roma, da pochi giorni la città è stata liberata: sono tutti felici, i soldati regalano ai ragazzini le gomme da masticare, mai viste da queste parti, e cose buone da mangiare. Dopo tanti tanti mesi in cui non si trovava da mangiare era una festa, la farina era finita da un bel pezzo. Mamma bambina e nonna camminano sulla nostra strada tenendosi per mano e mio nonno va loro incontro, sorridendo contento e mostrando un pacchettino che tiene tra le mani: ?Hanno rifatto la pizza bianca!?.